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Educare adolescenti e giovani all’amore: «le madri e i padri soggetti attivi della catechesi» (AL 287 e AL 280-290)

L’educazione all’amore parte da lontano ed è chiamata ad accompagnare in un cammino graduale e continuo tutte le tappe della crescita umana e nella fede. Per questo occorre che la comunità cristiana viva un’autentica relazione educativa nei confronti delle giovani generazioni.

«Vale a dire, si tratta di generare processi più che dominare spazi». È evidente che i microchip inseriti nelle scarpe dei propri figli per dominare spazi non funzionano.

La questione però non può ridursi ad attrarre i genitori in cammini solitari quando si presentano in parrocchia per gli itinerari dell’iniziazione cristiana dei propri figli. Occorre invece un nuovo volto di comunità che restituisca ai papà e alle mamme il primato educativo che compete loro.

Si tratta poi di fare della parrocchia un luogo in cui adolescenti e giovani possano sentirsi a casa, andando oltre gli schemi consueti che mostrano una Chiesa distante da quella che essi chiamano “la vita reale”.

Il periodo della pre-adolescenza e dell’adolescenza è fondamentale per la formazione della persona. Un recente studio dell’Istituto Toniolo fornisce dati interessanti. Si tratta della lettura di una ricerca ristretta a giovani dai 19 ai 29 anni; ma, ci sembra che possa essere utile per capire gli adolescenti. Su un campione di 9.000, si definiscono cattolici il 55,9% degli intervistati, ma solo ¼ di questi frequenta regolarmente la Chiesa.

C’è fiducia in Papa Francesco nel 91,5% rispetto al totale degli intervistati, credenti e non credenti. Quello che più sorprende è che, sempre sul totale, per il 64% dei giovani «non esiste una scelta che vale per sempre». Di positivo si rileva con chiarezza che, coloro che vengono da una buona esperienza familiare (buoni esempi, capacità di dialogo, accompagnamento nell’autonomia), sono quelli che meglio resistono nel percorso di fede.

Ci sembra che quindi una bella luce sugli adolescenti venga dalla parabola del seminatore, che senza indugio sparge il buon seme sulla strada, sulla pietra, fra le spine, convinto di trovare la terra buona. Soprattutto con la convinzione che il granello di senape «cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra» (Mc 4,32). È bello sapere che, proprio gli uccelli del cielo che prima hanno divorato il seme, ora vengono a trovare riparo fra i rami di quell’albero. Questo ci dà un coraggio nuovo, quello che nasce dalla luce della Parola e da chi avverte il soffio di Dio sulle vele della Chiesa. Ecco allora l’esigenza di sfogliare, o meglio ancora riscrivere nel nostro corpo ecclesiale l’Amoris Laetitia, in particolare il cap. VII dedicato all’educazione.